Pubblicato: 14/08/2026
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Il dolore cronico negli animali domestici è spesso difficile da riconoscere, perché cani e gatti tendono a nasconderlo molto bene. Questa attitudine è un retaggio della vita selvatica dei loro antenati: in natura, infatti, mostrare segni di debolezza può rendere un animale più vulnerabile agli altri predatori.
Nei nostri carnivori domestici, quindi, il dolore non sempre si manifesta con segnali evidenti: più spesso compare come una riduzione dell’attività, un cambiamento nelle abitudini quotidiane o un atteggiamento più chiuso e silenzioso. Proprio per questo, il monitoraggio del dolore è uno strumento fondamentale nella pratica clinica veterinaria.
Molti proprietari pensano che un animale stia bene finché continua a mangiare o a muoversi. In realtà, il dolore può essere presente anche quando i sintomi sembrano minimi. Un animale che gioca meno, sale più lentamente sul divano, dorme in posizioni diverse, evita il contatto o reagisce con irritabilità può già comunicare un disagio importante. Nei gatti, in particolare, i segnali sono spesso ancora più sfumati e facilmente sottovalutati.
Le scale di valutazione del dolore: uno strumento scientifico oggettivo
Per valutare il dolore in modo più oggettivo, il veterinario utilizza specifiche scale di valutazione: strumenti clinici che aiutano a riconoscerlo, quantificarlo e monitorarlo nel tempo. Nel cane, una delle più utilizzate è la Glasgow Composite Measure Pain Scale, che prende in considerazione parametri come postura, comportamento, reattività al contatto, mobilità e risposta complessiva all’ambiente.
Un cane con dolore articolare, per esempio, può continuare a camminare, ma farlo più lentamente, alzarsi con esitazione, evitare i salti o mostrare rigidità dopo il riposo.
Nel cane viene spesso affiancata anche la Colorado State University Canine Acute Pain Scale, utile per una valutazione rapida e pratica in clinica, soprattutto quando è necessario osservare il livello di dolore nell’immediato e adattare la terapia. Anche se pensata principalmente per il dolore acuto, questa scala aiuta il veterinario a intercettare segnali clinici importanti che possono indicare la presenza di un disagio significativo.
Nel gatto, invece, una delle scale più conosciute è la UNESP-Botucatu Multidimensional Composite Pain Scale, sviluppata per valutare il dolore nei pazienti felini attraverso comportamento, postura, comfort, interazione e risposta al trattamento. I gatti, infatti, tendono a mascherare il dolore ancora più dei cani: un soggetto dolorante può smettere di saltare sui mobili, passare più tempo immobile, curare meno il mantello e le unghie o diventare meno socievole, pur senza mostrare segni eclatanti.
Un altro strumento utile nel gatto è la Feline Grimace Scale, che si basa sull’osservazione delle espressioni facciali, come la posizione delle orecchie, degli occhi, del muso, delle vibrisse e della testa. Questo approccio permette di cogliere segnali molto sottili e può essere particolarmente utile nella valutazione del dolore acuto. Esiste anche un’app: Feline Grimace Scale, sviluppata dallo Steagall Laboratory dell’Université de Montréal, che aiuta a conoscere meglio la scala e a familiarizzare con le espressioni facciali associate al dolore nel gatto. È uno strumento educativo utile per imparare a osservare alcuni segnali, ma non sostituisce la valutazione del veterinario.
Queste scale sono preziose anche perché consentono di confrontare la situazione nel tempo. Una valutazione effettuata oggi e ripetuta dopo alcuni giorni o settimane permette di capire se la terapia sta funzionando o se il dolore è ancora presente. In questo modo, il veterinario può adattare il piano terapeutico in modo più preciso e personalizzato.
Nel gatto, a volte, l’unico segnale osservato dal proprietario può essere una crescita anomala delle unghie: il dolore articolare può infatti ridurre l’abitudine a “farsi le unghie”, impedendogli di consumarle normalmente. Anche segnali apparentemente poco significativi possono quindi fornire informazioni cliniche utili se inseriti in una valutazione complessiva.
Diminuire il dolore è possibile
Il dolore cronico non sempre si vede, ma quasi sempre si può alleviare. Per questo è importante non aspettare che diventi troppo evidente prima di parlarne con il veterinario. Se noti cambiamenti, anche piccoli, nelle abitudini del tuo cane o del tuo gatto, vale la pena approfondire: una visita e un’attenta valutazione possono fare una grande differenza nella sua qualità di vita.
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